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	<title>Commenti a: Palermo2020.it, il tributo quotidiano al sogno olimpico</title>
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		<title>Di: Palermo 2020, dal sogno all&#8217;incubo &#171; Palermo 2020</title>
		<link>http://www.palermo2020.it/2009/10/18/palermo2020-it-il-tributo-quotidiano-al-sogno-olimpico/comment-page-1/#comment-71</link>
		<dc:creator>Palermo 2020, dal sogno all&#8217;incubo &#171; Palermo 2020</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 10:57:08 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Così come abbiamo riportato nel post del 18 ottobre, questo sito &#8220;ha preso le mosse da un’iniziativa spontanea e civica di [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Così come abbiamo riportato nel post del 18 ottobre, questo sito &#8220;ha preso le mosse da un’iniziativa spontanea e civica di [...]</p>
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		<title>Di: La facile ironia del Corsera sul Palermo alle Olimpiadi &#171; Palermo 2020</title>
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		<dc:creator>La facile ironia del Corsera sul Palermo alle Olimpiadi &#171; Palermo 2020</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 17:26:56 +0000</pubDate>
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		<description>[...] questo post  il commentatore Vito ha riportato l&#8217;articolo di Rosa Maria Gunnella (da L&#8217;Opinione). Si [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] questo post  il commentatore Vito ha riportato l&#8217;articolo di Rosa Maria Gunnella (da L&#8217;Opinione). Si [...]</p>
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		<title>Di: vito</title>
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		<dc:creator>vito</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 14:16:52 +0000</pubDate>
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		<description>L&#039;OPINIONE (Quotidiano di Arturo Diaconale)

Le polemiche, pretestuose, sulla candidatura ai giochi della città siciliana

LA FACILE IRONIA DEL CORSERA SULLA PALERMO OLIMPICA


In Italia anche un avvenimento importante come le Olimpiadi diventa oggetto di polemiche e di facile ironia. Ma la cosa che appare forse la più “divertente” è che lo scherno arriva solo quando Palermo - quindi la Sicilia - ufficializza la sua candidatura ai Giochi del 2020. Prima dell’annuncio del presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, nessuno si era preoccupato delle altre candidature, Roma e Venezia, a cui si è aggiunta anche la città di Bari. Probabilmente il Corriere della Sera, affidando il commento della candidatura del capoluogo siciliano ad una sua illustre penna, ha dimenticato di parlare della città dei Dogi. Niente da ridire sulla splendida città lagunare, ma “l’illustre penna” del Corsera - forse un po’ distratta - non ha ritenuto opportuno spiegare come Venezia - i cui amministratori da tempo tendono a un “turismo d’élite” perché non è possibile ospitare i troppi turisti che ogni giorno giungono nella città - possa conciliare questo con i Giochi olimpici. Oltretutto dove gareggerebbero questi atleti? Potrebbero fare surf e vela sul Canal Grande o trasformare Piazza San Marco in un campo ad ostacoli. Tutto è possibile, ma di sicuro senza togliere niente a Venezia, che rimane una città unica al mondo, ci sembra poco probabile .Forse il capoluogo veneto rappresenta lo “specchietto per le allodole” per portare le Olimpiadi in Veneto? Di certo nessun commento giornalistico o politico è stato fatto a riguardo. Forse perché in questo paese il Nord non si tocca. Forse perché sparare a zero sulla Sicilia è più facile e fa sempre notizia. E meno male che si parla di superare il divario tra Nord e Sud e incentivare il Mezzogiorno! E’ vero che Palermo e la Sicilia hanno molti problemi da affrontare, nessuno lo nasconde, ma proprio le Olimpiadi potrebbero essere un incentivo per accelerare soluzioni, risolvere i problemi, smuovere un’economia che in questo momento è in stallo e risvegliare la classe politica siciliana troppo assopita nelle sue comode poltrone. Non si vuol fare una difesa tout court della Sicilia e del suo governo perché tante sono le cose che non vanno, ma il voler a tutti costi ridicolizzare e boicottare un progetto, probabilmente ardito, ci sembra ,per usare un eufemismo, alquanto disfattista. Se nel passato si sono fatti degli errori non è detto che si debbano ripetere.

Perché non dare un po’ di fiducia a questa terra che ne ha tanto bisogno? I giochi potrebbero essere un banco di prova per la classe politica siciliana che avrebbe una buona chance per riscattarsi e perché no “riconciliarsi” con se stessa e anche con la gente, senza dimenticare però che la possibilità di una candidatura non può essere la panacea alle difficoltà della Sicilia, che - con o senza Olimpiadi - vanno affrontate al più presto. “Quella di Palermo è una candidatura credibile. Ci sono tante cose da fare - ha affermato il presidente Lombardo - dalle ferrovie agli stadi”. E parafrasando il motto di De Coubertin, il governatore ha aggiunto: “In questo caso,anche se sono una persona a cui non piace partecipare per il solo gusto di farlo, ma mi piace vincere ,si può dire che l’importante è partecipare”. L’assessore regionale al Turismo e allo Sport, Nino Strano, che insieme al presidente Lombardo ha ufficializzato la candidatura di Palermo, ha voluto precisare: “Per noi non ci sono avversari o nemici. Nè Roma, né tantomeno Venezia sono nostre nemiche e se il Coni, il Cio o il presidente della Repubblica Napolitano ci chiedessero di ritirarci perché l’Italia deve puntare su una sola città, noi sapremmo cosa fare: ritirarci se l’Italia ce lo chiedesse”. Comunque che la candidatura di Palermo abbia scatenato polemiche nel mondo politico siciliano ,tutt’altro che sereno,era alquanto prevedibile. Ma che il Corriere della Sera debba ridicolizzare questa proposta, rinvangando il passato e accentuando, esclusivamente le cose negative (come d’altronde si usa sempre fare parlando della Sicilia e del Mezzogiorno) è inaccettabile; così com’è singolare la coincidenza tempestiva delle dichiarazioni del governatore Galan a riguardo. Forse sarebbe opportuno che la stampa del Sud si occupasse un po’ del “florido e onesto” Nord.

Rosa Maria Gunnella</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;OPINIONE (Quotidiano di Arturo Diaconale)</p>
<p>Le polemiche, pretestuose, sulla candidatura ai giochi della città siciliana</p>
<p>LA FACILE IRONIA DEL CORSERA SULLA PALERMO OLIMPICA</p>
<p>In Italia anche un avvenimento importante come le Olimpiadi diventa oggetto di polemiche e di facile ironia. Ma la cosa che appare forse la più “divertente” è che lo scherno arriva solo quando Palermo &#8211; quindi la Sicilia &#8211; ufficializza la sua candidatura ai Giochi del 2020. Prima dell’annuncio del presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, nessuno si era preoccupato delle altre candidature, Roma e Venezia, a cui si è aggiunta anche la città di Bari. Probabilmente il Corriere della Sera, affidando il commento della candidatura del capoluogo siciliano ad una sua illustre penna, ha dimenticato di parlare della città dei Dogi. Niente da ridire sulla splendida città lagunare, ma “l’illustre penna” del Corsera &#8211; forse un po’ distratta &#8211; non ha ritenuto opportuno spiegare come Venezia &#8211; i cui amministratori da tempo tendono a un “turismo d’élite” perché non è possibile ospitare i troppi turisti che ogni giorno giungono nella città &#8211; possa conciliare questo con i Giochi olimpici. Oltretutto dove gareggerebbero questi atleti? Potrebbero fare surf e vela sul Canal Grande o trasformare Piazza San Marco in un campo ad ostacoli. Tutto è possibile, ma di sicuro senza togliere niente a Venezia, che rimane una città unica al mondo, ci sembra poco probabile .Forse il capoluogo veneto rappresenta lo “specchietto per le allodole” per portare le Olimpiadi in Veneto? Di certo nessun commento giornalistico o politico è stato fatto a riguardo. Forse perché in questo paese il Nord non si tocca. Forse perché sparare a zero sulla Sicilia è più facile e fa sempre notizia. E meno male che si parla di superare il divario tra Nord e Sud e incentivare il Mezzogiorno! E’ vero che Palermo e la Sicilia hanno molti problemi da affrontare, nessuno lo nasconde, ma proprio le Olimpiadi potrebbero essere un incentivo per accelerare soluzioni, risolvere i problemi, smuovere un’economia che in questo momento è in stallo e risvegliare la classe politica siciliana troppo assopita nelle sue comode poltrone. Non si vuol fare una difesa tout court della Sicilia e del suo governo perché tante sono le cose che non vanno, ma il voler a tutti costi ridicolizzare e boicottare un progetto, probabilmente ardito, ci sembra ,per usare un eufemismo, alquanto disfattista. Se nel passato si sono fatti degli errori non è detto che si debbano ripetere.</p>
<p>Perché non dare un po’ di fiducia a questa terra che ne ha tanto bisogno? I giochi potrebbero essere un banco di prova per la classe politica siciliana che avrebbe una buona chance per riscattarsi e perché no “riconciliarsi” con se stessa e anche con la gente, senza dimenticare però che la possibilità di una candidatura non può essere la panacea alle difficoltà della Sicilia, che &#8211; con o senza Olimpiadi &#8211; vanno affrontate al più presto. “Quella di Palermo è una candidatura credibile. Ci sono tante cose da fare &#8211; ha affermato il presidente Lombardo &#8211; dalle ferrovie agli stadi”. E parafrasando il motto di De Coubertin, il governatore ha aggiunto: “In questo caso,anche se sono una persona a cui non piace partecipare per il solo gusto di farlo, ma mi piace vincere ,si può dire che l’importante è partecipare”. L’assessore regionale al Turismo e allo Sport, Nino Strano, che insieme al presidente Lombardo ha ufficializzato la candidatura di Palermo, ha voluto precisare: “Per noi non ci sono avversari o nemici. Nè Roma, né tantomeno Venezia sono nostre nemiche e se il Coni, il Cio o il presidente della Repubblica Napolitano ci chiedessero di ritirarci perché l’Italia deve puntare su una sola città, noi sapremmo cosa fare: ritirarci se l’Italia ce lo chiedesse”. Comunque che la candidatura di Palermo abbia scatenato polemiche nel mondo politico siciliano ,tutt’altro che sereno,era alquanto prevedibile. Ma che il Corriere della Sera debba ridicolizzare questa proposta, rinvangando il passato e accentuando, esclusivamente le cose negative (come d’altronde si usa sempre fare parlando della Sicilia e del Mezzogiorno) è inaccettabile; così com’è singolare la coincidenza tempestiva delle dichiarazioni del governatore Galan a riguardo. Forse sarebbe opportuno che la stampa del Sud si occupasse un po’ del “florido e onesto” Nord.</p>
<p>Rosa Maria Gunnella</p>
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		<title>Di: cesare</title>
		<link>http://www.palermo2020.it/2009/10/18/palermo2020-it-il-tributo-quotidiano-al-sogno-olimpico/comment-page-1/#comment-47</link>
		<dc:creator>cesare</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 12:41:56 +0000</pubDate>
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		<description>http://www.scomunicando.it/cronaca-regionale/olimpiadi-in-sicilia-impossibile-tra-disfattismo-siciliano-e-razzismo-italiano.html


OLIMPIADI IN SICILIA? Impossibile tra disfattismo siciliano e razzismo italiano 

Per la prima volta dopo decenni o forse secoli si sente parlare della Sicilia quale possibile luogo atto ad ospitare un evento intercontinentale e ciò grazie all’audacia del Presidente della Regione Siciliana che ha proposto la candidatura dell’antica capitale del Regno di Sicilia per le Olimpiadi del 2020. 
Come avviene spesso in questo Paese, quando la Sicilia tenta di alzare la testa, partono immediatamente le parole di denigrazione ed indignazione.
Tra questi, oltre ai tanti siciliani a cui piace autoflagellarsi con il solito pessimismo e fatalismo, o peggio ancora piace svendersi come qualche esponente politico, si trova il giornalista Gian Antonio Stella che in un articolo intitolato “L’ultimo gioco pericoloso: una Olimpiade tra rifiuti e frane” , apparso sul Corriere della Sera, ha buttato giù tanto di quel fango sulla Sicilia che i funerali di Stato e gli sms per donare 1 euro, in questa occasione, sarebbero partiti immediatamente, senza nemmeno doverli elemosinare.
Non voglio entrare nel merito delle accuse che il noto giornalista fa’, ma il problema è che esse sono unilaterali, ovvero, rivolte solo alla Sicilia, come se il resto del Paese fosse casto e puro. 
Beh, non lo è, e a dimostrarlo, senza andare indietro nel tempo rievocando i famosi scandali che riguardarono la costruzione degli stadi, quali ad esempio il Delle Alpi di Torino, l’Olimpico di Roma o lo &quot;stadio delle tangenti&quot; di Padova poi ribattezzato Euganeo, che caratterizzarono i mondiali di calcio del 1990, vi sono i fatti avvenuti per i recenti campionati del mondo di nuoto di Roma dove ventisei strutture realizzate per l’occasione, nei circoli privati, sono stati posti sotto sequestro per abuso edilizio. Una trentina di indagati tra cui il commissario straordinario “Roma 2009” e l’ex presidente del Comitato organizzatore dei Mondiali di nuoto &quot;Roma 2009&quot;.
Se questo è il principio, già basterebbe ciò a smontare la prima accusa secondo cui Palermo e la Sicilia tutta dovrebbero essere scartate a discapito di altre città più “civili”.
Inoltre, il nostro segugio và accusando la Sicilia, raggiungendo a tratti la derisione, di non essere dotata delle più elementari infrastrutture per potersi definire un paese moderno.
Tra le infrastrutture menzionate vi sono “acquedotti che perdono acqua”, “ferrovie ottocentesche”, e “autostrade mai finite”. A me queste sembrano tutte opere pubbliche spettanti allo Stato; alcune di esse, a dir la verità, spetterebbero, essendo autonoma, alla Regione Siciliana, ma dato che l’autonomia, volutamente, non è mai stata attuata proprio da quei poteri centrali e centralistici, la responsabilità ricadrebbe comunque sullo Stato Italiano.
A quanto pare l’eroe che smascherò le futili bricconerie della “casta” politica, ha gli occhi bendati, come tanti altri suoi colleghi più gettonati, sulle vere motivazioni del degrado di questa terra e sul mancato rispetto della Costituzione da parte dello Stato italiano. Già, mancato rispetto della Costituzione, perché lo Statuto autonomistico siciliano ne è parte integrante e lo Stato Italiano lo viola continuamente. 
Ma di questo avremo modo di parlarne in altre occasioni; ritorniamo alle nostre olimpiadi. Si sa, esse sono una macchina organizzativa molto complessa, bisognevole di strutture sportive, e non solo, all’avanguardia; la Sicilia, come dice Stella, ne è sprovvista, ma non dovrebbe valere anche in questo caso il principio tanto sbandierato per il Ponte sullo Stretto, secondo cui la costruzione dell’opera dovrebbe incentivare un circolo virtuoso che porterebbe alla realizzazione delle altre opere essenziali e di contorno? E poi gli occhi del mondo non li avremmo puntati anche per la realizzazione di un evento importantissimo quale l’olimpiade?
Forse la differenza sta nel reale ritorno che queste due operazioni avrebbero per la Sicilia. Una le farebbe fare il salto di qualità e per questo osteggiata e derisa; l’altra arricchirebbe probabilmente tasche in cui noi non potremmo metterci mano e per questo tanto decantata e pubblicizzata.
Eppure quel principio è valso in tutte le città in cui è stato organizzato questa manifestazione, come ad esempio Barcellona, il cui affaccio a mare era più degradato di Messina ed ora, invece, è il punto di forza della città catalana; oppure Sidney nel cui territorio sussisteva una vasta area adibita a discarica e con le olimpiadi trasformata in un immenso parco verde.
La Sicilia per storia, cultura ed importanza strategica nei passati come negli attuali equilibri mondiali, ha tutte le carte in regola per organizzare un siffatto evento, anzi sarebbe proprio un delitto che il luogo di incontro delle civiltà umane non ospitasse almeno per una volta la fiamma olimpica, simbolo della pace.
Permettetemi di dire in tutta tranquillità che chi ha deriso la candidatura della Sicilia è un ignorante, oltre che un razzista. 
Sono sicuro che il Governo italiano, metterà in campo tutte le pressioni possibili sul CONI, sempre se ve ne fosse bisogno, per non concedere alla Sicilia tale riconoscimento. Quello stesso Governo che in Luglio ebbe il coraggio di candidare Milano, invece che Palermo, come sede del Forum permanente per lo sviluppo del Mediterraneo. Fortunantamente, però, la geografia non è una opinione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.scomunicando.it/cronaca-regionale/olimpiadi-in-sicilia-impossibile-tra-disfattismo-siciliano-e-razzismo-italiano.html" rel="nofollow">http://www.scomunicando.it/cronaca-regionale/olimpiadi-in-sicilia-impossibile-tra-disfattismo-siciliano-e-razzismo-italiano.html</a></p>
<p>OLIMPIADI IN SICILIA? Impossibile tra disfattismo siciliano e razzismo italiano </p>
<p>Per la prima volta dopo decenni o forse secoli si sente parlare della Sicilia quale possibile luogo atto ad ospitare un evento intercontinentale e ciò grazie all’audacia del Presidente della Regione Siciliana che ha proposto la candidatura dell’antica capitale del Regno di Sicilia per le Olimpiadi del 2020.<br />
Come avviene spesso in questo Paese, quando la Sicilia tenta di alzare la testa, partono immediatamente le parole di denigrazione ed indignazione.<br />
Tra questi, oltre ai tanti siciliani a cui piace autoflagellarsi con il solito pessimismo e fatalismo, o peggio ancora piace svendersi come qualche esponente politico, si trova il giornalista Gian Antonio Stella che in un articolo intitolato “L’ultimo gioco pericoloso: una Olimpiade tra rifiuti e frane” , apparso sul Corriere della Sera, ha buttato giù tanto di quel fango sulla Sicilia che i funerali di Stato e gli sms per donare 1 euro, in questa occasione, sarebbero partiti immediatamente, senza nemmeno doverli elemosinare.<br />
Non voglio entrare nel merito delle accuse che il noto giornalista fa’, ma il problema è che esse sono unilaterali, ovvero, rivolte solo alla Sicilia, come se il resto del Paese fosse casto e puro.<br />
Beh, non lo è, e a dimostrarlo, senza andare indietro nel tempo rievocando i famosi scandali che riguardarono la costruzione degli stadi, quali ad esempio il Delle Alpi di Torino, l’Olimpico di Roma o lo &#8220;stadio delle tangenti&#8221; di Padova poi ribattezzato Euganeo, che caratterizzarono i mondiali di calcio del 1990, vi sono i fatti avvenuti per i recenti campionati del mondo di nuoto di Roma dove ventisei strutture realizzate per l’occasione, nei circoli privati, sono stati posti sotto sequestro per abuso edilizio. Una trentina di indagati tra cui il commissario straordinario “Roma 2009” e l’ex presidente del Comitato organizzatore dei Mondiali di nuoto &#8220;Roma 2009&#8243;.<br />
Se questo è il principio, già basterebbe ciò a smontare la prima accusa secondo cui Palermo e la Sicilia tutta dovrebbero essere scartate a discapito di altre città più “civili”.<br />
Inoltre, il nostro segugio và accusando la Sicilia, raggiungendo a tratti la derisione, di non essere dotata delle più elementari infrastrutture per potersi definire un paese moderno.<br />
Tra le infrastrutture menzionate vi sono “acquedotti che perdono acqua”, “ferrovie ottocentesche”, e “autostrade mai finite”. A me queste sembrano tutte opere pubbliche spettanti allo Stato; alcune di esse, a dir la verità, spetterebbero, essendo autonoma, alla Regione Siciliana, ma dato che l’autonomia, volutamente, non è mai stata attuata proprio da quei poteri centrali e centralistici, la responsabilità ricadrebbe comunque sullo Stato Italiano.<br />
A quanto pare l’eroe che smascherò le futili bricconerie della “casta” politica, ha gli occhi bendati, come tanti altri suoi colleghi più gettonati, sulle vere motivazioni del degrado di questa terra e sul mancato rispetto della Costituzione da parte dello Stato italiano. Già, mancato rispetto della Costituzione, perché lo Statuto autonomistico siciliano ne è parte integrante e lo Stato Italiano lo viola continuamente.<br />
Ma di questo avremo modo di parlarne in altre occasioni; ritorniamo alle nostre olimpiadi. Si sa, esse sono una macchina organizzativa molto complessa, bisognevole di strutture sportive, e non solo, all’avanguardia; la Sicilia, come dice Stella, ne è sprovvista, ma non dovrebbe valere anche in questo caso il principio tanto sbandierato per il Ponte sullo Stretto, secondo cui la costruzione dell’opera dovrebbe incentivare un circolo virtuoso che porterebbe alla realizzazione delle altre opere essenziali e di contorno? E poi gli occhi del mondo non li avremmo puntati anche per la realizzazione di un evento importantissimo quale l’olimpiade?<br />
Forse la differenza sta nel reale ritorno che queste due operazioni avrebbero per la Sicilia. Una le farebbe fare il salto di qualità e per questo osteggiata e derisa; l’altra arricchirebbe probabilmente tasche in cui noi non potremmo metterci mano e per questo tanto decantata e pubblicizzata.<br />
Eppure quel principio è valso in tutte le città in cui è stato organizzato questa manifestazione, come ad esempio Barcellona, il cui affaccio a mare era più degradato di Messina ed ora, invece, è il punto di forza della città catalana; oppure Sidney nel cui territorio sussisteva una vasta area adibita a discarica e con le olimpiadi trasformata in un immenso parco verde.<br />
La Sicilia per storia, cultura ed importanza strategica nei passati come negli attuali equilibri mondiali, ha tutte le carte in regola per organizzare un siffatto evento, anzi sarebbe proprio un delitto che il luogo di incontro delle civiltà umane non ospitasse almeno per una volta la fiamma olimpica, simbolo della pace.<br />
Permettetemi di dire in tutta tranquillità che chi ha deriso la candidatura della Sicilia è un ignorante, oltre che un razzista.<br />
Sono sicuro che il Governo italiano, metterà in campo tutte le pressioni possibili sul CONI, sempre se ve ne fosse bisogno, per non concedere alla Sicilia tale riconoscimento. Quello stesso Governo che in Luglio ebbe il coraggio di candidare Milano, invece che Palermo, come sede del Forum permanente per lo sviluppo del Mediterraneo. Fortunantamente, però, la geografia non è una opinione.</p>
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		<title>Di: Stella</title>
		<link>http://www.palermo2020.it/2009/10/18/palermo2020-it-il-tributo-quotidiano-al-sogno-olimpico/comment-page-1/#comment-43</link>
		<dc:creator>Stella</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 09:49:41 +0000</pubDate>
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		<description>L’ultimo gioco pericoloso:
una Olimpiade tra rifiuti e frane
Frane, scandali e poi tutti ai Giochi


Mancano ancora Ma­tera, Campobasso, Savona, Carugate, Cerveteri, Ciriè e qualche altra ma la lista delle città italiane che vogliono le Olimpiadi 2020 si allunga in modo significativo. Dopo Venezia e Roma si sono infatti aggiunte ufficialmente, in attesa di nuove ed estrose candidature, Palermo e Bari. E a questo punto non c’è più dubbio: magari il Cio non assegnerà i Giochi a nessuna delle nostre brave concorrenti, ma sul podio ci andiamo di sicuro: quello del ridicolo.

A premere per la candidatura di Chicago alle Olimpiadi 2016 volò a Copenaghen, inutilmente, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Quale credibilità può avere un Paese dove una cosa seria come la candidatura ai Giochi, affare costosissimo che richiede un immenso sforzo finanziario, viene annunciata in Sicilia dall’assessore regionale al turismo (col sindaco Diego Cammarata offeso: «Potevate almeno dirmelo...») e in Puglia dall’assessore comunale allo sport? Cos’è: un gioco a chi mette per primo il cappello sulla sedia? Una manovra per dare vita a un comitato di studio (poltrone) e poi a un comitato promotore (altre poltrone) e poi a una struttura operativa progettuale (altre poltrone) e via così di prebenda in prebenda? «Come ultimo tedoforo a Bari vedrei bene la D’Addario», ha ghignato subito il senatore leghista Piergiorgio Stiffoni, figurandosi la escort barese in marcia col cero in pugno. Quanto a Palermo, ogni battuta sarebbe di troppo: parlano già i precedenti. Ma sul serio torna a proporsi per questo appuntamento mondiale una città dove allo stadio di «Italia 90» non sono bastati 19 anni anni per demolire come previsto le tribune provvisorie che non avevano l’agibilità? Dove quello di baseball fatto per le Universiadi (che non prevedevano il baseball) non hanno visto una partita? Dove il Velodromo dei Mondiali di Ciclismo cade a pezzi e il palazzo dello sport distrutto da un fortunale non hanno i soldi per rifarlo perché si son dimenticati di chiedere i soldi all’assicurazione con cui avevano una polizza da 95 mila euro?

Il governatore Raffaele Lombardo dice che lui non capisce proprio le perplessità degli scettici: «Non vedo perché non possiamo ambire a ospitare le Olimpiadi». Cos’avrà mai la città di santa Rosalia meno di Sydney, Londra o di Pechino? Ciò che gli dà più fastidio, dice, «è l’atteggiamento razzista di Galan, che avevamo avuto modo di notare già in occasione della polemica su Baaria». Il suo assessore al turismo e allo sport, Nino «Mortadella» Strano, noto agli italiani perché il giorno della caduta di Prodi si riempì la bocca al Senato di fette di «Bologna» col pistacchio, è ancora più rassicurante: «Quando ho letto che si erano già candidate sia Venezia che Roma ho ritenuto doverosa una proposta formulata dal Sud. E quale migliore città di Palermo per ospitare le olimpiadi?». Il passato? Iiiiih, stavolta sarà diverso: «Siamo in grado di mettere in moto una macchina ciclopica». Ciclopica. E le ferrovie ottocentesche che viaggiano ancora coi tempi delle «littorine»? Gli acquedotti che perdono acqua e obbligano decine di migliaia di cittadini a rifornirsi con le autobotti? Le autostrade mai finite da decenni come la Catania-Siracusa? Le colline che franano al primo acquazzone portandosi via le case e le persone? Le aree industriali cosparse di cadaveri di edifici diroccati che non vengono rimossi? La spazzatura che invade le strade palermitane come quando Goethe scriveva che i bottegai buttavano tutto in mezzo alla via col risultato che essa «diventa sempre più sudicia e finisce col restituirvi, a ogni soffio di vento, il sudiciume che vi avete accumulato»? E la manutenzione quotidiana dell’esistente? Non ci vorrebbe lì, l’impegno ciclopico? Guai a dirlo.

L’accusa è automatica: disfattisti, leghisti, anti-meridionalisti! Eppure sono palermitani quelli che ieri hanno riso per primi. Palermitano è l’editore Enzo Sellerio: «E i promotori chi sono, Andersen e i fratelli Grimm?». Palermitano l’attore Pino Caruso: «Allora mi candido al Nobel». Palermitano il giornalista Enrico Del Mercato che su La Repubblica siciliana ha chiesto dove mai credono, gli autori della pensata, di poter trovare i soldi se Atene per i suoi Giochi ha speso 12 miliardi di dollari e Pechino 40,9 e dove credono di mettere la gente se in tutta la provincia ci sono 25.787 posti letto e cioè troppo pochi (anche a lasciare a casa gli spettatori e gli accompagnatori e tutti gli altri) perfino per i soli atleti e i cronisti, che a Pechino furono rispettivamente 11 mila e 21 mila. Conosciamo l’obiezione: ma le Olimpiadi sarebbero proprio l’occasione per fare le cose! La «data catenaccio» per il grande riscatto! Esattamente quello che è stato detto le altre volte. E com’è finita? La prima data catenaccio furono i Mondiali 1990. In calendario c’erano tre partite: rifecero lo stadio (30 miliardi preventivati: 50 spesi) con quelle tribune posticce mai più rimosse, costruirono un capannone abusivo (la fretta...) per la sala stampa che nonostante l’impegno ad abbatterlo è ancora lì, pretesero tutte le deroghe possibili sugli appalti per finire in tempo l’aeroporto completato sette anni dopo l’ultima partita. Per non dire del treno da Punta Raisi a Palermo, la cui prima corsa sarebbe avvenuta nel 2001. Cioè quando erano finiti da 11 anni i Mondiali in Italia, da 7 quelli in Usa, da 3 quelli in Francia e stavano per arrivare quelli in Giappone e Corea.

E la seconda data-catenaccio? Per avere un’idea di come organizzare i mondiali di ciclismo del 1994, pensarono di andare a vedere come i norvegesi avessero organizzato i loro. E volarono a Oslo in 120: assessori, deputati, portaborse, mogli, cuochi e i musicisti di una banda folk preceduti via terra da un tir così carico di prodotti siciliani che vennero pagati sei milioni di solo sdoganamento. Perché tutte quelle mogli? «Che dovevamo fare?», si ribellò l’assessore Sebastiano Spoto Puleo, «Poi ci dicevano che siamo i soliti siculi che lasciano a casa i fimmini!». La terza data, quelle delle Universiadi, non fu meno indimenticabile. Non solo per i relitti di impianti sportivi lasciati alle spalle, sui quali avrebbero fatto un’inchiesta dura il settimanale Il Palermo e una relazione micidiale la Corte dei conti, ma per un viaggetto sventato solo all’ultimo istante dalla magistratura.

Questa volta, nella scia della trasferta norvegese, avevano deciso di andare in Giappone, per vedere i mondiali universitari di Fukuoka, in 231. Il solito giro di deputati, funzionari e amici più gli «artisti» per uno show per i nipponici: 30 sbandieratori di Siena, 30 trampolieri emiliani, 30 gondolieri veneziani, 30 Pulcinella napoletani... Tutti all’Hyatt Residence: mezzo milione di lire a testa al giorno. L’assessore al turismo Luciano Ordile spiegò che era il minimo: «Mi dicono che un caffé costa 10 mila lire». E l’ultima data catenaccio? Chi se li dimentica, i campionati militari di Catania del 2003? Dovevano essere ai primi di settembre ma, rinvia oggi e rinvia domani, riuscirono ad aprirli solo a dicembre: «Eh, che sarà mai, a Catania sempre bello è!». Macché: un freddo islandese. Ideale per l’atletica. Risultato: l’unico record mondiale battuto e ineguagliabile fu la gara d’appalto per una serie di costosi servizi di appoggio. La bandirono di venerdì pomeriggio con scadenza alle 12 del martedì e l’obbligo, nonostante il weekend di mezzo, di mandar le offerte per posta. Prodigio: ci fu chi ci riuscì. Una sola società. E chi era uno dei soci? Il figlio dell’allora senatore e assessore comunale Nino Strano. Lo stesso Strano di oggi? Lui. Pensa che strano...

Gian Antonio Stella
15 ottobre 2009</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L’ultimo gioco pericoloso:<br />
una Olimpiade tra rifiuti e frane<br />
Frane, scandali e poi tutti ai Giochi</p>
<p>Mancano ancora Ma­tera, Campobasso, Savona, Carugate, Cerveteri, Ciriè e qualche altra ma la lista delle città italiane che vogliono le Olimpiadi 2020 si allunga in modo significativo. Dopo Venezia e Roma si sono infatti aggiunte ufficialmente, in attesa di nuove ed estrose candidature, Palermo e Bari. E a questo punto non c’è più dubbio: magari il Cio non assegnerà i Giochi a nessuna delle nostre brave concorrenti, ma sul podio ci andiamo di sicuro: quello del ridicolo.</p>
<p>A premere per la candidatura di Chicago alle Olimpiadi 2016 volò a Copenaghen, inutilmente, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Quale credibilità può avere un Paese dove una cosa seria come la candidatura ai Giochi, affare costosissimo che richiede un immenso sforzo finanziario, viene annunciata in Sicilia dall’assessore regionale al turismo (col sindaco Diego Cammarata offeso: «Potevate almeno dirmelo&#8230;») e in Puglia dall’assessore comunale allo sport? Cos’è: un gioco a chi mette per primo il cappello sulla sedia? Una manovra per dare vita a un comitato di studio (poltrone) e poi a un comitato promotore (altre poltrone) e poi a una struttura operativa progettuale (altre poltrone) e via così di prebenda in prebenda? «Come ultimo tedoforo a Bari vedrei bene la D’Addario», ha ghignato subito il senatore leghista Piergiorgio Stiffoni, figurandosi la escort barese in marcia col cero in pugno. Quanto a Palermo, ogni battuta sarebbe di troppo: parlano già i precedenti. Ma sul serio torna a proporsi per questo appuntamento mondiale una città dove allo stadio di «Italia 90» non sono bastati 19 anni anni per demolire come previsto le tribune provvisorie che non avevano l’agibilità? Dove quello di baseball fatto per le Universiadi (che non prevedevano il baseball) non hanno visto una partita? Dove il Velodromo dei Mondiali di Ciclismo cade a pezzi e il palazzo dello sport distrutto da un fortunale non hanno i soldi per rifarlo perché si son dimenticati di chiedere i soldi all’assicurazione con cui avevano una polizza da 95 mila euro?</p>
<p>Il governatore Raffaele Lombardo dice che lui non capisce proprio le perplessità degli scettici: «Non vedo perché non possiamo ambire a ospitare le Olimpiadi». Cos’avrà mai la città di santa Rosalia meno di Sydney, Londra o di Pechino? Ciò che gli dà più fastidio, dice, «è l’atteggiamento razzista di Galan, che avevamo avuto modo di notare già in occasione della polemica su Baaria». Il suo assessore al turismo e allo sport, Nino «Mortadella» Strano, noto agli italiani perché il giorno della caduta di Prodi si riempì la bocca al Senato di fette di «Bologna» col pistacchio, è ancora più rassicurante: «Quando ho letto che si erano già candidate sia Venezia che Roma ho ritenuto doverosa una proposta formulata dal Sud. E quale migliore città di Palermo per ospitare le olimpiadi?». Il passato? Iiiiih, stavolta sarà diverso: «Siamo in grado di mettere in moto una macchina ciclopica». Ciclopica. E le ferrovie ottocentesche che viaggiano ancora coi tempi delle «littorine»? Gli acquedotti che perdono acqua e obbligano decine di migliaia di cittadini a rifornirsi con le autobotti? Le autostrade mai finite da decenni come la Catania-Siracusa? Le colline che franano al primo acquazzone portandosi via le case e le persone? Le aree industriali cosparse di cadaveri di edifici diroccati che non vengono rimossi? La spazzatura che invade le strade palermitane come quando Goethe scriveva che i bottegai buttavano tutto in mezzo alla via col risultato che essa «diventa sempre più sudicia e finisce col restituirvi, a ogni soffio di vento, il sudiciume che vi avete accumulato»? E la manutenzione quotidiana dell’esistente? Non ci vorrebbe lì, l’impegno ciclopico? Guai a dirlo.</p>
<p>L’accusa è automatica: disfattisti, leghisti, anti-meridionalisti! Eppure sono palermitani quelli che ieri hanno riso per primi. Palermitano è l’editore Enzo Sellerio: «E i promotori chi sono, Andersen e i fratelli Grimm?». Palermitano l’attore Pino Caruso: «Allora mi candido al Nobel». Palermitano il giornalista Enrico Del Mercato che su La Repubblica siciliana ha chiesto dove mai credono, gli autori della pensata, di poter trovare i soldi se Atene per i suoi Giochi ha speso 12 miliardi di dollari e Pechino 40,9 e dove credono di mettere la gente se in tutta la provincia ci sono 25.787 posti letto e cioè troppo pochi (anche a lasciare a casa gli spettatori e gli accompagnatori e tutti gli altri) perfino per i soli atleti e i cronisti, che a Pechino furono rispettivamente 11 mila e 21 mila. Conosciamo l’obiezione: ma le Olimpiadi sarebbero proprio l’occasione per fare le cose! La «data catenaccio» per il grande riscatto! Esattamente quello che è stato detto le altre volte. E com’è finita? La prima data catenaccio furono i Mondiali 1990. In calendario c’erano tre partite: rifecero lo stadio (30 miliardi preventivati: 50 spesi) con quelle tribune posticce mai più rimosse, costruirono un capannone abusivo (la fretta&#8230;) per la sala stampa che nonostante l’impegno ad abbatterlo è ancora lì, pretesero tutte le deroghe possibili sugli appalti per finire in tempo l’aeroporto completato sette anni dopo l’ultima partita. Per non dire del treno da Punta Raisi a Palermo, la cui prima corsa sarebbe avvenuta nel 2001. Cioè quando erano finiti da 11 anni i Mondiali in Italia, da 7 quelli in Usa, da 3 quelli in Francia e stavano per arrivare quelli in Giappone e Corea.</p>
<p>E la seconda data-catenaccio? Per avere un’idea di come organizzare i mondiali di ciclismo del 1994, pensarono di andare a vedere come i norvegesi avessero organizzato i loro. E volarono a Oslo in 120: assessori, deputati, portaborse, mogli, cuochi e i musicisti di una banda folk preceduti via terra da un tir così carico di prodotti siciliani che vennero pagati sei milioni di solo sdoganamento. Perché tutte quelle mogli? «Che dovevamo fare?», si ribellò l’assessore Sebastiano Spoto Puleo, «Poi ci dicevano che siamo i soliti siculi che lasciano a casa i fimmini!». La terza data, quelle delle Universiadi, non fu meno indimenticabile. Non solo per i relitti di impianti sportivi lasciati alle spalle, sui quali avrebbero fatto un’inchiesta dura il settimanale Il Palermo e una relazione micidiale la Corte dei conti, ma per un viaggetto sventato solo all’ultimo istante dalla magistratura.</p>
<p>Questa volta, nella scia della trasferta norvegese, avevano deciso di andare in Giappone, per vedere i mondiali universitari di Fukuoka, in 231. Il solito giro di deputati, funzionari e amici più gli «artisti» per uno show per i nipponici: 30 sbandieratori di Siena, 30 trampolieri emiliani, 30 gondolieri veneziani, 30 Pulcinella napoletani&#8230; Tutti all’Hyatt Residence: mezzo milione di lire a testa al giorno. L’assessore al turismo Luciano Ordile spiegò che era il minimo: «Mi dicono che un caffé costa 10 mila lire». E l’ultima data catenaccio? Chi se li dimentica, i campionati militari di Catania del 2003? Dovevano essere ai primi di settembre ma, rinvia oggi e rinvia domani, riuscirono ad aprirli solo a dicembre: «Eh, che sarà mai, a Catania sempre bello è!». Macché: un freddo islandese. Ideale per l’atletica. Risultato: l’unico record mondiale battuto e ineguagliabile fu la gara d’appalto per una serie di costosi servizi di appoggio. La bandirono di venerdì pomeriggio con scadenza alle 12 del martedì e l’obbligo, nonostante il weekend di mezzo, di mandar le offerte per posta. Prodigio: ci fu chi ci riuscì. Una sola società. E chi era uno dei soci? Il figlio dell’allora senatore e assessore comunale Nino Strano. Lo stesso Strano di oggi? Lui. Pensa che strano&#8230;</p>
<p>Gian Antonio Stella<br />
15 ottobre 2009</p>
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